grande capo vuole pranzo

no, dai, ho già mangiato… ieri con la morosa e due buoni amici siamo andati a vedere “il grande capo”, ultimo film di Lars Von Trier. Il regista danese ci ha preparato proprio un bel film, e me lo sono proprio goduto. lo consiglio, per quanto il mio consiglio possa essere apprezzato.
una delle cose più interessanti del film è l’uso della macchina da presa, senza cameramen (almeno un paio di stipendi in meno da pagare per il produttore…)
in pratica il regista ha posizionato alcune macchine in posti che secondo lui potevano andare bene per la scena. poi ha attaccato tutto ad un computer che in “autonomia” sceglie se zoomare o tiltare o fare una veronica. gli attori, ripresi contemporaneamente da più parti, non sanno quale è la telecamera giusta alla quale rivolgersi.
copincollo dal web:
AUTOMAVISION® è una regola per girare film (e registrare suoni) sviluppata con l’intento di limitare l’influenza umana formulando le varie possibilità senza meditarle e dando quindi al lavoro una superficie priva di idee libera dalla forza della consuetudine e dell’estetica.
Una volta che il direttore della fotografia ha deciso la migliore posizione e apertura della cinepresa fissa dal punto di vista artistico, viene chiesto ad un computer programmato con una formula a gamma limitata di fornire una lista di possibilità da applicare: panoramiche, obiettivo, apertura, posizionamento verticale e orizzontale, per il suono viene redatta una lista corrispondente di possibilità: filtraggio, livello, ecc. da utilizzarsi una volta che il direttore del suono ha operato le sue scelte. Una volta randomizzati i parametri, il regista, il direttore della fotografia e il direttore del suono possono valutare le modifiche, e decidere di abbandonare la ripresa. Ma ogni volta che la cinepresa si ferma, secondo la regola di Automavision®, bisogna ricominciare tutta la randomizzazione. Per trasformare la maggior parte di queste inquadrature parzialmente randomizzate e delle ambientazioni audio nel film finale, non è permessa nessun altra lavorazione di queste ultime fatta eccezione per un semplice montaggio di assembramento delle scene nell’ordine prestabilito, con suono e immagine legati insieme. In altre parole, non si può apportare alcun cambiamento a livello della gradazione del colore, della manipolazione delle immagini o del missaggio del suono, perchè il materiale verrà trasferito direttamente nella copia destinata alla distribuzione. Nel caso de Il Grande Capo c’era anche una regola che vietava l’uso di illuminazione aggiuntiva oltre quella già presente. Ogni scena del film ha quindi preso forma rispettando le regole di Automavision®, fatta eccezione per quattro brevi interruzioni contenenti i commenti del regista.


a questo si aggiunge un montaggio molto particolare, che tralascia volontariamente gli aspetti della continuità (la continuity girl anche lei a casa…), e lascia un po’ sorpresi, ma piacevolmente, gli spettatori (o per lo meno me stesso).
by the way, il titolo mi ha fatto venire in mente il bambino dei sofficini, fotografato sull’ultima pagina del Topolino, con una criniera piumata da indiano, che diceva “Grande capo vuole pranzo”… e sua mamma, Grande Aquila, proprio i sofficini gli dava… bah. mai sopportati.
nè loro, nè i sofficini…