Quante cazzate può scrivere Alberoni in un articolo?

a proposito della morte di Amy Winehouse, tutte le migliori menti giornalistiche si sono sperticati in commenti sul Club 27, e sul solito trittico “sesso droga e rock’n’roll”…
il migliore della lista mi sembra sia questo articolo dell’illustrissimo sociologo Francesco Alberoni.
mi chiedo spesso come al Corriere gli diano ogni settimana un fondo di prima pagina. e poi penso: è il Corriere, e Alberoni è uno dei “peones” che deve spiegare la “normalità”, le buone maniere, il “cosa è bene e cosa è male” al popolo, assieme ad altri colleghi dello stesso giornale (inutile fare nomi).
di questo articolo, mi piace la sensibilità di come Alberoni semplifichi 60 anni di storia della musica Rock, di vite ed esperienze diverse, con poche e semplici frasi:

“Tutta la musica italiana, anche negli anni Sessanta, da Modugno a Endrigo a Mina a Battisti, esprime i sentimenti abituali, l’amore. Il rock no. È americano, nasce dall’espansione di sé, dal superamento delle emozioni normali. È espressione di esperienze parossistiche possibili solo con la droga. E anche chi ascolta questa musica in concerto o in discoteca, spesso, per viverla, deve fare lo stesso. “

ah, che conforto, l’abitudine alle cose normali! il conservatorismo più vile.
sì, continuiamo a dare l’esempio della “normalità”. continuiamo a formare giovani repressi, nelle relazioni, nelle espressioni, nella sessualità… la normalità uccide le idee…

ma a noi rocchettari, di quello che dice Alberoni, non ce ne frega un cazzo.

“Il rock’n’roll, sì che mi piace!”

— ah, dimenticavo… auguri Elio per i tuoi 50 anni! —